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Geology is the Way

L’antico deserto dell’Isola d’Elba

L’Elba è un paradiso per gli amanti della spiaggia e degli sport estivi, con i suoi delicati scorci costieri e sentieri profumati immersi nella macchia mediterranea. Certamente, a meno di non aver provato a visitare l’isola durante il mese di Dicembre come il sottoscritto, un deserto non è di certo la prima cosa che viene a mente pensando all’Elba.  Eppure, questa piccola isola, fra le sue meraviglie geologiche può anche annoverare un antico deserto fossile.

La Spiaggia della Madonna, vicino a Madonna delle Grazie a Capoliveri è, forse, il luogo dove si hanno i migliori ‘miraggi’ di questo antico deserto. La spiaggia si trova in una piccola insenatura, nascosta tra due coste rocciose.

La Spiaggia della Madonna è una piccola insenatura sabbiosa sulle costa occidentale della Penisola del Calamita sull’Isola d’Elba.

Queste scogliere rocciose sono costituite perlopiù da arenaria, depositi di sabbia cementata formatisi in un ambiente desertico, dove i venti soffiavano spingendo delle dune di sabbia. Qui a Madonna delle Grazie, lo spettacolare affioramento permette di viaggiare indietro nel tempo attraverso la storia di questo deserto fossile.

I primi depositi di questo deserto sono visibili sulla parete settentrionale dell’insenatura. Qui, un muro di terra rossa si erge sopra dei marmi estremamente deformati (frammentati, brecciati). Questo materiale rosso è un antico suolo (un paleosuolo), terriccio prodotto dall’alterazione delle rocce sottostanti e che un tempo deve aver sostenuto degli arbusti o magari una prateria. Questo suolo ha all’incirca 20mila – 40mila anni, mentre le rocce sottostanti hanno circa 200 milioni di anni (Giurassico), oltre ad aver subìto metamorfismo ad alta temperatura. Questa superficie è detta di non conformità: un contatto tra rocce cristalline (metamorfiche/ignee) e rocce sedimentarie che marca l’erosione del substrato roccioso e la deposizione di nuovi sedimenti al di sopra di esso. Vedete gli strati in aggetto in alto? Quelli sono i primi livelli di arenaria del nostro deserto, ma sono un pò bruttarelli qui, perciò spostiamoci al prossimo affioramento!

Dettaglio del paleosuolo che affiora nell’area. La parte inferiore della sezione mostra un livello di regolite: un suolo non consolidato con frammenti di roccia che derivano dalla sottostante roccia madre – qui in gran parte marmo. La parte superiore è il topsoil, terriccio a grana fine. Nota: la sezione in alto è spessa circa 4 metri.

Adesso si che stiamo entrando nel nostro deserto Pleistocenico! Le dune si muovono e migrano spinte dal vento, ma le loro forme non vengono preservate nei depositi geologici. Quello che vediamo qui sono gli strati prodotti dalla sabbia che rotolava giù lungo il lato sottovento della duna, mentre il vento la spingeva ad avanzare. Questo ci permette di dire in che direzione soffiava il vento. Gli evidenti strati di sabbia immergenti a destra (linee tratteggiate qui sotto) ci dicono che le dune migravano verso destra e che quindi i venti dominanti nell’area soffiavano da ovest-sudovest verso est-nordest (verso Capoliveri). La sequenza di duna inclinata è separata alla base e al tetto da superfici erosionali (linee continue) che la migrazione di sequenze di dune successive. Questa architettura deposizionale produce strati che si intersecano ad un angolo, detti stratificazione incrociata.

Ecco un dettaglio della stratificazione incrociata. Come potete vedere (anche dallo slider in alto) gli strati sono inclinati a destra e terminano tangenzialmente (come sigmoidi) contro le superfici erosionali basali. Questo avviene perché la sabbia che rotolava giù dalle dune acquistava velocità mentre franava in basso e quindi aveva abbastanza energia per avanzare un altro po’ sul terreno pianeggiante di fronte alla duna.

Ecco alcune foto ravvicinate di queste arenarie che io penso siano semplicemente meravigliose.

I ‘buchi’ nell’arenaria sono detti tafoni. Si formano perché le onde ‘spruzzano’ acqua salata sull’arenaria. Quando l’acqua evapora, il sale si deposita, si espande e rompe le rocce formando questi piccoli buchetti.

Adesso, se guardiamo meglio queste rocce si possono notare altri strati che ci raccontano meglio che tipo di ambiente doveva essere questo deserto. Il vento può spingere la sabbia ma di certo non sposta la ghiaia o i ciottoli. All’interno degli strati di dune eoliche, ci sono delle piccole lenti di brecce, depositi grossolani di frammenti di roccia angolari costituiti essenzialmente delle stesse rocce che si trovano nel resto del Calamita (Elba SE), come i marmi al di sotto delle arenarie. Che cosa sono? Io penso rappresentino qualche colata di detrito (debris flow), magari innescati da sporadiche piogge torrenziali. Non penso, infatti, che questo deserto coprisse tutta l’isola. Molto probabilmente c’erano delle montagne da cui potevano partire dei flussi di detrito in caso di piogge intense. Questa è l’idea che mi sono fatto, ma se avete altre possibili spiegazioni fatemelo sapere nei commenti!

Vista ravvicinata dell’affioramento precedente.

Un’ultima cosa: come facciamo a sapere quanto sono vecchie queste rocce? Dobbiamo trovare dei fossili!

Oh guarda! Un ammonit… aspetta! Cosa?

Queste rocce sono piene di fossili! Le arenarie contengono molti frammenti di conchiglie che fanno pensare che queste dune rielaborassero dei depositi di sabbia formati in un ambiente costiero. La parte interessante, tuttavia, sono i paleosuoli, perché contengono frammenti di radici di piante (ormai carbone). I ricercatori hanno datato questi fossili utilizzando il 14C che contenevano stimando età fra i 20 mila e i 40 mila anni (Cremaschi & Trombino, 1998; D’Orefice & Graciotti, non pubblicato). Questa età corrisponde all’ultimo massimo glaciale, quando le calotte glaciali erano alla loro estensione massima e il livello del mare era molto più basso di oggi. È quindi molto probabile che questo deserto freddo veniva alimentato dai depositi di sabbia dell’allora emerso fondale marino che circonda l’isola.

Escursioni all’Elba
L’Elba è dove lavoro come geologo. Sfortunatamente non c’è molto riguardo la sua geologia disponibile online, ma farò quel che posso per mostrarvi la fantastica geologia dell’isola. Nel frattempo, se volete vedere gli affioramenti in zone, ecco alcuni consigli escursionistici.

Lonely Planet – Elba

4Land – Carta dei sentieri dell’Elba (questa è la carta che uso).

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