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Gabbro

Il gabbro è una roccia ignea plutonica, nonché il corrispondente intrusivo del basalto. Il nome ‘gabbro’ deriva dalla città toscana di Gabbro, nel livornese (vicino Rosignano Marittimo). Il termine è stato coniato dal geologo italiano Tozzetti nel 1768. Tozzetti usò in realtà il termine come riferimento ad una serie di rocce ofiolitiche. Solo nel 1809, il geologo tedesco Christian Leopold von Buch restrinse l’uso del termine in riferimento a rocce contenenti plagioclasio e clinopirosseno (sebbene, in realtà si riferisse a dei metagabbri). I gabbri sono costituiti essenzialmente da plagioclasio calcico (>An50), clinopirosseno (augite, diopside), e ossidi di ferro (ilmenite, magnetite). Olivina, orneblenda, ortopirosseno e spinello possono essere presenti come accessori o andare a costituire dei minerali fondamentali in alcune varietà di gabbro. Il plagioclasio costituisce in genere tra il 35 ed il 65% del volume della roccia. I gabbri possono poi contenere piccole quantità di quarzo, che indicano una composizione sovrassatura in silice, o di feldspatoidi, presenti invece in gabbri sottosaturi in silice. Dettagli aggiuntivi sulla classificazione dei gabbri sono disponibili a questa pagina.

Classificazione dei gabbri

  • Classificazione dei gabbri Le rocce gabbroidi sono una vasta famiglia di rocce plutoniche che contengono quasi esclusivamente plagioclasio come unico minerale felsico e si trovano appunto vicino al vertice P del diagramma QAPF (quarzo < 5% e plagioclasio > 90% dei feldspati). La classificazione relativamente semplice di queste rocce all’interno del diagramma QAPF nasconde, tuttavia, la loro vera complessità, dal momento che possono… Leggi tutto »Classificazione dei gabbri

gabbro

Gabbro con grossi fenocristalli di pirosseno augitico (nero) circondati da plagioclasio chiaro. Tangen, Norvegia. Larghezza: 11 cm. © Siim Sepp.

Gabbro
Roccia ignea plutonica
Minerali sialici:
plagioclasio calcico
Minerali femici:
pirosseno
olivina

Classificazione QAPF:
Q = 0 – 5%
Plagioclasio/feldspati totali > 90%
Varietà colorate:
• leucogabbro (M < 35%)
• melagabbro (M > 65%)
Altre varietà: quarzo gabbro, gabbro a foidi, olivin gabbro, gabbro a orneblenda
Equivalente estrusivo: basalto

I gabbri sono stati poi classificati in base alla grana, molto variabile in natura. Varietà a grana grossa, con cristalli di dimensioni centimetriche, sono dette gabbri pegmatoidi. Al contrario, le varietà a grana fine sono dette microgabbro, diabase o dolerite – tre termini considerati sinonimi nella letteratura corrente.

Il gabbro è un costituente essenziale delle sequenze ofiolitiche e forma la parte più profonda della crosta oceanica. È inoltre comune in associazione con rocce della crosta inferiore, dal momento che i gabbri si intrudono alla base della crosta, e in zone di rift, dove i magmi mafici ascendono all’interno della crosta. Complessi mafici, come intrusioni stratificate, contengono il gabbro come prodotto di processi cumulitici.

gabbro

Gabbro da Tangen, Norvegia, dai grossi cristalli di clinopirosseno nero, circondati da plagioclasio di colorazione variabile dal bianco al grigio. Larghezza: 10 cm. © Siim Sepp.

gabbro

Il gabbro si altera facilmente. Questo campione mostra chiazze di iddingsite arancione formatasi per alterazione dell’olivina. Flakstadøya, Isole Lofoten, Norvegia. Larghezza: 12 cm. © Siim Sepp.

gabbro

Campione di fabbro con pirosseno nero e plagioclasio bianco (i colori bluastri sono un’artefatto della foto). Località sconosciuta. © James St. John.

gabbro

Gabbro pegmatoide con pirosseno a grana molto grossa (colori scuri) circondato da plagioclasio chiaro. Ofioliti di Troodos, Cipro. © Siim Sepp.

affioramento di gabbro

Affioramento di gabbro sulla spiaggia di Castiglioncello, Italia. La grana dei cristalli varia sul terreno da ‘regolari’ fino a pegmatoidi. © Samuele Papeschi/GW.

Gabbro Castiglioncello

Dettaglio del gabbro di Castiglioncello (Toscana, Italia). Cristalli verde scuro di pirosseno augitico, dalla caratteristica lucentezza metallica, circondati da plagioclasio, con colori dal bianco al verde chiaro. © Samuele Papeschi/GW.

pirosseno in gabbro

Gabbro pegmatoide di Castiglioncello (Italia). Grossi cristalli di clinopirosseno (che qui appaiono chiari perché riflettono fortemente la luce) circondati da plagioclasio calcico alterato, di colore verde scuro. © Samuele Papeschi/GW.

Riferimenti bibliografici
Cox, K. G. (Ed.). (2013). The interpretation of igneous rocks. Springer Science & Business Media.
Le Bas, M. J., & Streckeisen, A. L. (1991). The IUGS systematics of igneous rocks. Journal of the Geological Society148(5), 825-833.
Streckeisen, A. (1976). To each plutonic rock its proper name. Earth-science reviews12(1), 1-33.
Wilson, D. S., Teagle, D. A., Alt, J. C., Banerjee, N. R., Umino, S., Miyashita, S., … & Ziegler, C. (2006). Drilling to gabbro in intact ocean crust. science312(5776), 1016-1020.

        

Risorse in Italiano
Capire la Terra. Zanichelli.
Glauco Gottardi – I minerali.

Vedi anche
Gabbro – Sandatlas.org
Gabbro – Alexstrekeisen.it

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Minerali Ignei
Tessiture Ignee
Rocce Plutoniche
Corpi Ignei

 

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