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Radiolaria

Un fossile di radiolare osservato al microscopio elettronico a scansione. Foto di ZEISS Microscopy.

I radiolari sono protozoi unicellulari, di dimensioni inferiori a 0,1 – 0,2 mm di diametro – che producono intricate conchiglie (scheletri) di silice amorfa. Galleggiano come parte dello zooplancton nei primi 200 metri d’acqua degli oceani della Terra (zona fotica). Sono prevalentemente eterotrofi ma alcune specie hanno un rapporto di simbiosi con organismi fotosintetici. I radiolari sono presenti a tutte le latitudini, sebbene certi taxa siano adattati ad acque tropicali mentre altri preferiscano gli oceani artici.  Questi organismi sono fra i più grandi produttori di fanghi silicei che si accumulano nelle piane abissali e, quindi, rappresentano i principali costruttori di sequenze di radiolariti, che sono abbastanza comuni nel record sedimentario. I radiolari più antichi noti risalgono al Cambriano Inferiore, periodo in cui facevano parte della cosidetta ‘piccola fauna dura’.


Sopra: radiolare con endosimbionti (Diploconus) di Alvaro E. Migotto.

Un fango siliceo ricco in radiolari osservato al microscopio elettronico a scansione. Eocene. Foto di Yasuhiro Hata.

Riferimenti bibliografici
Anderson, O. R. (2012). Radiolaria. Springer Science & Business Media.
Moore Jr, T. C. (1984). Radiolaria. Science223, 924-926.
Sanfilippo, A., Westberg-Smith, M. J., & Riedel, W. R. (1985). Cenozoic radiolaria. Plankton stratigraphy2, 631-712.
Sanfilippo, A., & Riedel, W. R. (1989). Cretaceous radiolaria. Plankton stratigraphy, 573-630.
Suzuki, N., & Not, F. (2015). Biology and ecology of Radiolaria. In Marine protists (pp. 179-222). Springer, Tokyo.
Takahashi, K., & Honjo, S. (1991). Radiolaria: flux, ecology, and taxonomy in the Pacific and Atlantic (Vol. 3). Woods Hole Oceanographic Institution.

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